mercoledì 30 maggio 2012

Niccolò Cusano


Nasce nel 1401 e muore nel 1464. Molti sono i suoi scritti: De concordantia cattolica e il De auctoritate presidenti in concilio generali, De docta ignorantia, Apologia doctae ignorantiae, l’Idiota, De pace fidei, il Complementum theologicum, De visione dei, il De berillo, De non aliud, De venatione sapientiae, De ludo globi, De apice theoriae.
Nella Dotta Ignoranza Cusano affronta il problema della natura e dei limiti della conoscenza umana. Facendo ciò, mette in evidenzia come la conoscenza proceda sempre attraverso definizioni e comparazioni. Appare chiaro, quindi, che la conoscenza è sempre comparativa, cioè fondata su una comparazione tra oggetti finiti definiti. L’infinito non può essere oggetto di conoscenza, ciò perchè l'infinito non può essere né definito né comparato ad altro.
Cusano critica fortemente la logica tradizionalista, che poi altro non è che la logica aristotelico – scolastica, mostrando come questa sia legata, sempre e comunque, all’ambito del finito. L’infinito, proprio perché non può essere paragonato ad altro e non può essere definito, resta inconoscibile. In tal modo Dio è anche al di là della distinzione aristotelica di atto e potenza. Detto ciò, Cusano, oltre ad evidenziare i limiti della logica discorsiva, afferma un concetto di assoluto che, andando al di là di ogni principio logico umano, diviene irriducibile alle categorie della conoscenza discorsiva. Ci ritroviamo nuovamente di fronte alla teologia negativa, la quale asseriva l'impossibilità di dare definizioni di Dio: di Dio si può meglio dire che non è piuttosto di quello che è, cioè ci si può avvicinare meglio a Lui negando tutti i concetti umani, piuttosto che riferendoli a Lui positivamente. Ancora meglio, dice Cusano, sarebbe quello di affermare e negare insieme (teologia copulativa).
Per Cusano, quindi, la nostra conoscenza è limitata, ed infatti la ragione è vincolata dal principio di contraddizione. Bisogna, pertanto, superare questo vincolo mediante l'intelletto, che, intuendo l'Assoluto, supera qualsiasi tipo di distinzione. Tuttavia anche questa visione rimane negativa, è infatti un intelligere incomprehensibiliter (cioè sapere come l’Inattingibile si colga in maniera inattingibile), la dotta ignoranza. La dotta ignoranza presuppone la raggiunta consapevolezza di non sapere e si contrappone alla sapienza dell’Idiota (gli oratori e i filosofi), che chiuso nella sua scuola vede la cultura solo come quella data dai libri. Per Cusano è, invece, necessario liberarsi dal sapere scolastico e dall’autorità per riconoscere il carattere congetturale della conoscenza. Il procedere in tal modo ci apre la strada della dotta ignoranza. Connesso al tema della dotta ignoranza è quello della conoscenza per via di congetture, ciò perché “un intelletto finito non può raggiungere con precisione, mediante similitudine, la verità delle cose…; la quiddità delle cose che è la verità degli enti è inattingibile nella sua purezza e, ricercata da tutti i filosofi, da nessuno è stata scoperta nella sua realtà”; resta quindi alla mente umana la possibilità di costruire un sapere attraverso congetture, attraverso cioè l’elaborazione di enti razionali. Come Dio crea gli enti reali – e solo egli li conosce in quanto li crea – così la mente umana, immagine di Dio, imita in qualche modo la creatività divina costruendo enti razionali a imitazione degli enti reali. Ma tra gli enti razionali – nostra creazione – e gli enti reali resta una diversità e differenza radicale, e gli uni e gli altri costituiscono come due mondi distinti: il loro rapporto non si fonda sul fatto che gli enti razionali rispecchiano i reali, ma sull’analogia (seppur lontanissima) tra creatività divina e creatività umana, in quanto questa è partecipazione e imitazione di quella. Per approssimarsi al concetto di assoluto come comprendente e superante gli opposti, Cusano ricorre frequentemente a paragoni matematici ove l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo vengono a coincidere. Questo tipo di ragionamento supera la fisica finita aristotelica e concepisce un universo che esplica una molteplicità tutta implicata o complicata nell’assoluta unità di Dio. Come l’unità contiene (o complica) tutti i numeri, come il punto contiene (o complica) tutte le linee, così Dio contiene in sé tutto l’universo che è molteplicità esplicata, unità contratta nella molteplicità, cioè determinata, divisa nello spazio e nel tempo. E come i numeri sono nulla senza l’unità, così l’universo è nulla senza Dio: tutto ciò che esiste è in Dio. La mediazione tra l’unità assoluta e l’unità dell’universo contratta nella pluralità è indicata dalla dottrina dell’incarnazione di Cristo: questa unisce la natura divina con la natura umana. L’universo è pertanto illimitato, indefinito e al suo interno non si può assegnare né una periferia né un centro assoluto poiché se fissassimo un centro, esso sarebbe un minimo assoluto, mentre nel creato nulla può avere carattere assoluto. La precisione assoluta compete solo a Dio e tutte le descrizioni fatte dagli uomini non esistono nella reale fisicità cosmica. In questo cosmo, concepito da Cusano, la terra non è al centro dell’universo, è bensì anch’essa una stella come tutte le altre. Legato al concetto della dotta ignoranza è l’impostazione del rapporto tra le diverse fedi religiose. Il problema si pone a Cusano nell’ambito dei rapporti da tenere con l’islam e vengono discussi nel De Pace Fidei, ove si prospetta una pacifica convivenza tra cristiani e musulmani; infatti, Cusano, vedendo una profonda unità di fede tra le varie filosofie e religioni, Cusano afferma che vi si ha un’unità di fede pur nella diversità dei riti e delle dottrine.

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