
Karl
Jaspers riprende alcune tematiche di Kierkegaard, come quello di
possibilità e di problematicità della
comunicazione, per svilupparli all'interno di un orizzonte
di religiosità razionale, o, come egli dice, di “fede
filosofica”.
Per Jaspers la filosofia dell'esistenza deve sottolineare
ed affermare il forte legame che si ha tra la ragione e l'esistenza,
che vengono visti da Jaspers come due realtà inscindibili della
persona. La ragione, infatti, deve necessariamente ancorarsi e fare
riferimento all'esistenza, almeno che non vuole smarrirsi nel puro
intellettualismo della
coscienza universale o della dialettica hegeliana
dello spirito assoluto. Al contempo, però, l'esistenza non
illuminata dalla ragione diviene impulsività acritica, istinto ed
arbitrio. La ragione,
però, deve riconoscere la propria storicità nella storicità
dell'esistenza
dell'uomo, sempre incarnato in una situazione storica determinata.
Ciò, però, deve portare l'uomo a superare la propria limitatezza
per indirizzarsi alla ricerca di una verità, che non può mai
coincidere con un oggetto o un dato.
La tendenza di vedere la verità nell'oggettivo è
proprio delle scienze e delle filosofie scientiste, che non prendono
in considerazione il carattere problematico dell'esistenza umana. È
compito della filosofia esistenzialista andare a comprendere tale
carattere. Per tale motivo la filosofia non deve essere sistema, ma
piuttosto “chiarificazione dell'esistenza”. Ed infatti,
mentre le verità scientifiche possono esser esposte con proposizioni
chiare ed univoche; la verità filosofica, per il suo carattere
storico e trascendentale insieme, non trova mai espressione univoca,
ma si esprime in “cifre”, ossia in proposizioni che devono
essere chiarite ed interpretate alla luce dell'esperienza
esistenziale dell'uomo.
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