giovedì 31 maggio 2012

Thomas Hobbes


Thomas Hobbes nasce a Malmesbury il 5 Aprile 1588.
Notevole è la sua produzione. Del 1628 è la traduzione della Storia della guerra del Peloponneso di Tucidide. Nel 1640 pubblica Gli elementi di legge naturale e politica. Nel 1641 finisce la stesura delle Obbiezioni alle Meditazioni di Cartesio e nel 1642 pubblica il De Cive. Del 1651 è il suo capolavoro dal titolo Il Leviatano, scritto din lingua inglese. Nel 1655 pubblica il De Corpore e nel 1658 il De homine. Infine pubblica un’opera storica sul Lungo Parlamento, il Decameron Physiologicum. Muore ad Hardwicke il 4 Dicembre del 1679.
La filosofia politica di Hobbes prende forma da una precisa concezione materialistica – meccanica dell'uomo e del mondo.
La costruzione di questo sistema parte da elementi o principi semplici, che vengono composti tra loro mediante un rigoroso ordine logico ripreso dal metodo matematico degli Elementi di Euclide.
Hobbes, quindi, sviluppa i propri studi da quegli elementi immediatamente evidenti e certi, ovvero il corpo e il moto. Già solo questi bastano per spiegare qualsiasi fenomeno naturale. Corpo e moto, infatti, sono il fondamento necessario ed indispensabile per la costruzione di ogni altro concetto, tra cui quello di spazio e di tempo.
Lo spazio, afferma Hobbes, per passare da rappresentazione puramente mentale a concreta esistenza, deve contenere il concetto di corpo; il tempo, a sua volta, si lega in maniera inscindibile al concetto di moto; ed, infatti, solo attraverso un processo di successione nello spazio è immaginabile un prima e un dopo. Il moto è la causa di tutto. I fenomeni naturali, così come i concetti e le passioni umane, altro non sono che l'effetto di azioni reciproche tra corpi in movimento, secondo un succedersi meccanico di causa ed effetto.
Hobbes ritiene, peraltro, che non vi sia una sostanziale differenza tra i processi fisico – materiali e quelli spirituali. Causa della sensazione è la pressione esercitata da un corpo esterno in moto sull’organo di senso. Attraverso i nervi il moto si trasmette al cervello, il quale risponde a tale impulso con la genesi di un fantasma o rappresentazione mentale. Una volta cessata l’azione dell’oggetto sul corpo, l’effetto permane e si forma l’immagine-fantasma o concetto. L’immagine o concetto non è altro che il permanere in forma attenuta della sensazione passata. Il ripetersi delle stesse sensazioni dà vita alla memoria, che è la capacità di confrontare l’immagine presente con la passata.
Quindi, dai moti dei corpi nasce tutto il complesso delle idee e delle funzioni mentali (ragione, riflessione, associazione fra idee). È da precisare che per Hobbes tutto ciò che di qualitativo vi è nella sensazione (colore, sapore, odore, suono, ecc.) altro non è che il prodotto di un moto esercitato dal corpo su di noi e, pertanto, non ha alcuna realtà fuori di noi. La realtà esterna, spoglia di qualsiasi attributo qualitativo, si rivela come una realtà corporea in perenne movimento. Le qualità, quindi, sono presenti solo nei nostri organi di senso. Tutte le nostre conoscenze si riducono ad esperienze di fatto, e, poiché l'esperienza non garantisce necessità, il nostro sapere non può giungere ad alcuna universalità, e l'unica garanzia ad esso è dato dal nostro arbitrio.
Il linguaggio ha un valore meramente convenzionale ed è lo strumento con cui l'uomo fissa i correlati mentali (immagini – concetti) degli oggetti presi in considerazione, dando ad essi un nome. L’imposizione di un nome ad un oggetto è, pertanto, un atto arbitrario, con cui gli uomini indicano una medesima cosa. L’universalità di un concetto sta solo nell’uso di un nome che si abbraccia ad una serie di cose simili. Il linguaggio della scienza non è il linguaggio della natura, il vero e falso si sintetizza nell’uso del rispetto formale del discorso scientifico.
La mente, in altri termini, opera esclusivamente sui segni, i quali non hanno una corrispondenza ontologica con il mondo esterno. Conseguentemente, le conclusioni scientifiche hanno validità soltanto all'interno del sistema dei segni stessi, e non potranno essere mai riferiti ad una realtà extramentale.
Il ragionamento logico si riduce per Hobbes ad un semplici processo si addizione e sottrazione di idee semplici, per cui l'idea di uomo nasce dalla somma di più idee semplici come corpo+animato+ razionale. Ovviamente, se sottraggo l'idea di razionale si avrà animale, e se sottraggo animale si avrà corpo.
Le scienze soggette al metodo sintetico-deduttivo, come la geometria e la meccanica, sono in nostro potere perché costruite dal nostro volontario arbitrio, e, quindi, perfettamente trasparenti alla nostra comprensione. L'unico principio di verità valido per le scienze deduttive è quello che ciò che è fatto da noi è valido per noi. La scienza naturale, che usa un metodo induttivo, rimarrà sempre una scienza ipotetica.
Da tale concezione del conoscere deriva l’esclusione della teologia dalla filosofia, in quanto gli argomenti teologici non rientrano nelle competenze della mente. Anche la morale viene spiegata e giustificata mediante una concezione materialista, per cui se il moto esteriore favorisce il movimento del cuore (e quindi la nostra conservazione) si ha piacere, al contrario si ha dolore.
L’uomo non è un animale sociale come affermava Aristotele, è, semmai, un individuo diffidente e nemico (homo homini lupus). Infatti l’uomo cerca di soverchiare l’altro per assicurarsi la sopravvivenza. Detto ciò, appare ovvio che lo stato naturale dell’uomo è la guerra.
Hobbes giunto a questo punto opera una distinzione tra diritto di natura (ove il singolo cerca di preservare la propria natura anche a costo di sopraffare l’altro) e legge di natura (ovvero la legge razionale o anche divina perché viene data da Dio). Se il diritto di natura preserva la guerra in quanto tutti vogliono tutto, la legge di natura cerca di garantire la conservazione di tutti. Per fare ciò si instaura un’istituzione governativa, al cui vertice sta il sovrano, che ha il compito di perseguire e mantenere la pace. Al sovrano appartiene un potere assoluto, perché i singoli hanno rinunciato ai propri diritti e li hanno dati ad un terzo, il sovrano per l’appunto. La sua volontà è imprescindibile e assoluta, e il patto non è revocabile, almeno che il leviatano non vada contro il diritto della vita del cittadino, il quale, vedendosi negare la propria conservazione, può annullare quel patto, che era nato proprio per garantire la vita e la conservazione del singolo. Al sovrano spetta decidere ciò che è giusto e ciò che è ingiusto e da lui deriva la morale. La religione, come ogni altra cosa, dev'essere determinata dal sovrano nel suo carattere pubblico, anche se rimane libera dal punto di vista privatistico. Infine, al sovrano, unico e solo vicario di Dio, vanno anche le competenze spirituali.

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