martedì 29 maggio 2012

Avicenna


Avicenna (980-1037) fu il maggiore pensatore della scuola di Bagdad. Fu, oltre che filosofo, anche un celebre medico. Suo è il Canone della medicina. La sua opera filosofica più importante fu La guarigione. Seguendo le tematiche di di Al-Farabi, Avicenna sostiene che Dio è l'unico essere necessario, nel quale essenza ed esistenza si identificano e vengono a coincidere. Tutte le altre cose create sono solamente possibili, e la loro essenza non ne implica necessariamente l’esistenza. Avicenna subisce l'influsso dei neoplatonici e, conseguentemente, afferma che una serie di intelligenze motrici procedono da Dio al mondo, che è eterno. Si ha, pertanto, un processo necessario di emanazione che comprende tutta la realtà. In questo quadro, per il principio di causalità, Avicenna risale alla dimostrazione della necessità della causa prima. In coerenza con la sua metafisica, Avicenna crede nell’astrologia, perché ritiene che proprio attraverso gli astri si verifichi l’azione di Dio sulle cose della natura. Per quanto riguarda la conoscenza afferma che l’intelletto attivo, separato, immateriale e indistruttibile, presiede al processo della conoscenza. Da esso si generano le anime umane. L’intelletto potenziale o possibile è quello dell’anima razionale dell’uomo, ed ha invece bisogno del corpo. Per tale motivo esso proprio dell’uomo. Il suo contatto con l’intelletto attivo è, durante la vita umana, solo temporaneo, ed avviene in occasione del processo di conoscenza. Quando, cioè, l’intelletto attivo agisce su quello passivo, fornendogli i principi in base ai quali può ragionare. Gli universali esistono in Dio come idee, nelle cose come forme sostanziali, nell’uomo come concetti ricavati dall’esperienza mediante astrazione. Questa dottrina comporta la mancanza di immortalità dell’anima individuale. Infatti essa, dopo la morte del corpo, torna all’intelletto attivo come pura attività spirituale, perdendo la propria individualità. Avicenna rendendosi conto del contrasto dei risultati della sua speculazione nei confronti delle sue convinzioni religiose afferma, con scarsa coerenza, che l’anima conserva la sua individualità anche dopo il ritorno all’intelletto attivo.

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