venerdì 17 agosto 2012

Karl Jaspers


Karl Jaspers (1883 – 1969), filosofo tedesco, fu autore di una Psicologia generale, del 1913; di una Psicologia delle concezioni del mondo, del 1918; di una Filosofia, del 1932; di un testo di logica dal titolo La verità, del 1948; di un saggio di argomento religioso dal titolo La fede filosofica, del 1948; di una Origine e fine della storia, del 1949; di una monografia su Nietzsche, del 1936; di un'altra su Max Weber, del 1932 e di una su Schelling, del 1955. Infine, si hanno i suoi studi su I grandi filosofi, del 1957.
Karl Jaspers riprende alcune tematiche di Kierkegaard, come quello di possibilità e di problematicità della comunicazione, per svilupparli all'interno di un orizzonte di religiosità razionale, o, come egli dice, di “fede filosofica”. Per Jaspers la filosofia dell'esistenza deve sottolineare ed affermare il forte legame che si ha tra la ragione e l'esistenza, che vengono visti da Jaspers come due realtà inscindibili della persona. La ragione, infatti, deve necessariamente ancorarsi e fare riferimento all'esistenza, almeno che non vuole smarrirsi nel puro intellettualismo della coscienza universale o della dialettica hegeliana dello spirito assoluto. Al contempo, però, l'esistenza non illuminata dalla ragione diviene impulsività acritica, istinto ed arbitrio. La ragione, però, deve riconoscere la propria storicità nella storicità dell'esistenza dell'uomo, sempre incarnato in una situazione storica determinata. Ciò, però, deve portare l'uomo a superare la propria limitatezza per indirizzarsi alla ricerca di una verità, che non può mai coincidere con un oggetto o un dato.
La tendenza di vedere la verità nell'oggettivo è proprio delle scienze e delle filosofie scientiste, che non prendono in considerazione il carattere problematico dell'esistenza umana. È compito della filosofia esistenzialista andare a comprendere tale carattere. Per tale motivo la filosofia non deve essere sistema, ma piuttosto “chiarificazione dell'esistenza”. Ed infatti, mentre le verità scientifiche possono esser esposte con proposizioni chiare ed univoche; la verità filosofica, per il suo carattere storico e trascendentale insieme, non trova mai espressione univoca, ma si esprime in “cifre”, ossia in proposizioni che devono essere chiarite ed interpretate alla luce dell'esperienza esistenziale dell'uomo. 

Nessun commento:

Posta un commento