venerdì 24 agosto 2012

Gilbert Ryle


Gilbert Ryle (1900-1976), filosofo inglese, fu autore del saggio Lo spirito come comportamento, del 1945.
Ryle focalizza l'attenzione sugli aspetti più caratteristici della filosofia analitica e si interessa dei problemi generali del linguaggio, il cui studio copre interessi che vanno al di là del mero uso scientifico di esso. Ryle si differenzia dagli altri esponenti delle correnti analitiche per l'attenzione che pone alla storia della filosofia e, in particolare, alla filosofia greca.
Egli considera come compito primario della filosofia stabilire una “geografia dei concetti”. In altre parole, il problema principale della sua opera non è quello di determinare le regole formali del linguaggio, bensì quello di vedere in concreto come nel linguaggio si sia configurato il rapporto tra i diversi concetti e a quali problemi e pseudo problemi abbia dato luogo.
In questo tentativo di chiarificare il linguaggio diviene necessario sottolineare gli errori che derivano da uno “scambio di categorie”, ossia dal fatto che un concetto è stato classificato sotto una categoria in cui invece non rientra, oppure dal fatto che non sono stati precisati in maniera adeguata i presupposti in base a cui si è dato via alla costruzione di un discorso filosofico. In tal senso, ha avuto un'influenza particolarmente negativa e nefasta il dogma dello “spettro nella macchina”, come egli chiama il dualismo anima – corpo, che ha avuto in Cartesio il teorizzatore più drastico ed esplicito. In realtà, invece, per intendere, interpretare e spiegare i comportamenti “spirituali” non è necessario ricorrere ad un dualismo di tal genere, ma basta, soltanto, analizzare correttamente le “disposizioni” e le loro “manifestazioni” senza classificarle in entità misteriose.
Inoltre, per Ryle, mediante un'attenta analisi del linguaggio è possibile risolvere quei “dilemmi” in cui si è imbattuta la filosofia attraverso una serie di argomentazioni contrastanti (basta pensare ai paradossi di Zenone) di cui sembra inoppugnabile la soluzione pratica, ma, al contempo, inaccessibile quella teorica. Ciò avviene perché si sono confusi universi diversi di discorso.
Ovviamente, una filosofia che ha come presupposto di base quello di operare un'analisi concreta del linguaggio, non può essere spiegata alla stessa maniera di come vengono esposte le altre posizioni teoriche e dottrinali. Ed infatti, la consistenza e l'efficacia di una filosofia analitica di tal genere non si misura in presupposti o in principi, bensì nel concreto lavoro di chiarificazione dei problemi linguistici.

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