mercoledì 27 novembre 2013

La polis di Atene


La cultura greca raggiunse il suo massimo sviluppo ed apogeo nel V secolo a.C. in Atene, il più importante centro dell'Attica. Il punto di forza di questa città-stato fu il governo di tipo democratico, che permise agli ateniesi di sviluppare una delle più raffinate civiltà del mondo antico. Al contempo, però, costituirà un punto di debolezza che li porterà alla rovina, perché si formarono delle ambizioni sempre maggiori.

Nel VII secolo a.C. Atene si era costituita in una oligarchia di tipo aristocratico, in cui il potere era suddiviso tra nove nobili detti Arconti, o reggitori. Gli arconti venivano eletti ogni anno da un consiglio di nobili detto Areopago, in cui essi stessi entravano a farne parte dopo il loro anno di carica. Il capo degli arconti era il capo dello stato. Gli altri, invece, avevano funzioni militari, religiose e giudiziarie. Questo tipo di governo era a misura di poche centinaia di nobili, ossia di ricchi proprietari terrieri, che, impoverirono la classe dei contadini, privandoli dei loro terreni. Questi, quindi, erano costretti ad indebitarsi verso quei ricchi feudatari, divenendo sempre più poveri. Secondo la legge un contadino che non pagava i debiti doveva dare un sesto dei suoi prodotti al creditore; se mancava anche in un solo pagamento, ne diveniva automaticamente schiavo. Ciò favorì un'ampia diffusione della schiavitù. Questa situazione non piacque a tutti i nobili, che tra il 600 e il 450 a.C. diedero avvio a tutta una serie di riforme sconvolgenti. Quattro sono le figure più importanti in tal senso: il legislatore Solone, il tiranno Pisistrato, il riformatore Clistene e Pericle. Solone per alleviare le condizioni dei contadini annullò i loro debiti e fece liberare coloro che erano divenuti schiavi perché non erano riusciti a pagare i creditori. Pisistrato addirittura concesse prestiti ai contadini bisognosi. Solone, inoltre, emanò un codice di leggi che doveva essere osservato sia dai ricchi che dai poveri. Concesse il diritto di voto in assemblea ai cittadini, i quali discutevano le proposte di legge ed eleggevano i magistrati. La riforma fece sì che il potere non si fondasse più sulla nobiltà, bensì sulla ricchezza. Ciò permise l'ingresso in politica di nuove classi sociali, come i mercanti. In seguito Clistene diede vita ad un consiglio di 500 membri, scelti in tutta l'Attica. Con il trascorrere del tempo l'oligarchia lasciò il posto alla democrazia. Dopo il 461 a.C. Pericle ed Efialte approvarono una legge che stabiliva che ai membri del consiglio e dei giurati fosse dato un compenso per il loro lavoro. Questa iniziativa venne, in seguito, allargata a tutti i partecipanti dell'Assemblea e permise di potere accedere alla politica anche ai cittadini poveri.

Nel frattempo, però, ai problemi interni si affacciava la minaccia di un potente impero straniero, la Persia. Nel 540 a.C. circa i Persiani avevano umiliato ed assoggettato l'Asia Minore, compreso le città greche. Nel 499 a.C. Atene si pose a difesa di queste città, rispondendo alla loro richiesta di aiuto. Il re persiano Dario I, uomo abile ed ambizioso, soffocò la rivolta e partì alla conquista di Atene. Una tempesta, però, fece naufragare la lotta persiana. La Persia non si diede per vinta, ed ancora assetata di vendetta, spedì altre due milizie. La prima partì nel 490 a.C. e constava di 20.000 uomini. Gli Ateniesi, con un esercito più piccolo, riuscirono a vincere sui campi di Maratona. Il conflitto riprese 10 anni dopo, quando la Persia inviò un esercito di 200.000 persone, che sbarcarono sulle coste orientali della Grecia. Essi massacrarono 300 Spartani guidati da Leonida alle Termopoli. Fatto ciò si volsero ad Atene. Il condottiero ateniese Temistocle attuò una politica accorta: dopo aver messo il suo popolo in salvo a Salamina, inviò la sua flotta contro quella persiana. Le veloci e snelle navi greche ebbero una inaspettata, quanto sorprendente, vittoria.

La vittoria di Salamina cambiò del tutto il corso degli eventi. Atene divenne la paladina della grecità e, grazie all'aiuto delle altre città-stato, scacciò i Persiani rimasti e attaccò le città-stato dell'Asia Minore assoggettate ancora da loro. Esorcizzato il pericolo persiano, venne meno la necessità dell'alleanza delle città-greche. In un primo momento Atene sottomise una serie di città e creò un proprio “impero”, riunendole nella Lega Ateniese. Ciò creò l'ostilità di Sparta, che, preoccupata dell'egemonia ateniese, fondò una lega rivale, quella del Peloponneso. Le ostilità iniziarono nel 431 a.C. La guerra del Peloponneso ebbe termine solo 27 anni dopo, nel 404, e vide Atene costretta alla resa. Da allora in poi gli Ateniesi ebbero una parte di poco conto, e non più di protagonisti, nella storia greca.

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