domenica 26 gennaio 2014

L'impero bizantino nel suo massimo splendore


Nel IX secolo l'Impero bizantino era una realtà potente ed affermata che, collocata tra l'Europa orientale e l'Asia occidentale, aveva potuto mantenere la propria indipendenza grazie ad una astuta diplomazia, ad un commercio ben sviluppato, alla predicazione del Vangelo e ad un esercito ben preparato e disciplinato.

Dopo la morte di Giustiniano, l'Impero era al centro di un fiorentissimo commercio che aveva stuzzicato le mire espansionistiche di molti popoli, in special modo di quello persiano, che venne del tutto sconfitto dalle truppe dell'imperatore Eaclio (610 – 641), che per rafforzare le difese dell'impero aveva diviso la parte orientale dell'impero in distretti chiamati “temi”, ognuno comandato da un generale. Questa soluzione ben presto venne estesa a tutto il territorio dell'Impero e fu all'origine della forza combattiva di esso. Dopo l'attacco dei Persiani, si fece avanti la minaccia degli Arabi, che erano riusciti ad assoggettare l'Africa settentrionale, la Siria e l'Egitto. Non mancarono nemmeno di attaccare la stessa Costantinopoli. La situazione venne risolta dall'imperatore Leone III, che sconfisse i nemici infedeli nella grande battaglia ad Akroinos in Asia Minore nel 739. nonostante ciò non riuscì a ricacciarli indietro, al di fuori dell'Europa orientale. L'Impero di Bisanzio perse la Siria e l'Egitto. Motivo questo che fece divenire l'impero ancora più compatto e più vicino alla sua capitale fortezza, Costantinopoli. L'Impero d'oriente si grecizzò ancora di più. Gli Africani ed i Siriani non avevano mai sopportato il potere bizantino e preferivano quello arabo, prendendo anche l'uso del Greco, che rimase la lingua della maggior parte delle genti nel resto dell'Impero. L'Impero giunse al massimo del suo splendore e della sua prosperità sotto il governo dei sovrani macedoni. Questi fecero proprio il seggio del sovrano dall'867 al 1030. Il primo di essi fu Basilio I, che nell'867 assassinò l'imperatore Michele III, di cui era stato amico, usurpandone il posto.

Il figlio Leone VI riadattò ai propri tempi le leggi del Corpus di Giustiniano e li riunì nel Basilici, dando, in tal modo, la definitiva raccolta delle leggi bizantine.

Sotto i sovrani macedoni la potenza bizantina sembra immortale. Costantinopoli divenne il centro di tutto quanto il commercio del Medio Oriente. La sua cultura si diffuse nelle province, i cui confini più esterni si estesero ulteriormente ad oriente ad opera dei sovrani macedoni che nel V secolo riconquistarono alcune città cadute precedentemente nelle mani degli Arabi. Mentre gli Arabi cercavano di sfondare i confini orientali e meridionali dell'Impero, i barbari avevano continuato a pressare i confini del nord. Nel VI secolo gli Slavi ed i Bulgari avevano attraversato il Danubio e stavano per dilagare sull'Impero di Bisanzio. Gli imperatori macedoni cercarono di risolvere la situazione tentando di convertire al Cristianesimo questi popoli. A tal fine, inviarono dei missionari bizantini a convertire i Bulgari ed i Serbi prima, ed i Russi dopo. Due missionari del IX secolo (Cirillo e Metodio) inventarono un nuovo alfabeto, il Glacolitico, che permettesse agli Slavi di tradurre la Bibbia nella propria lingua. I Bizantini grazie al commercio e alla diplomazia si guadagnarono l'amicizia dei Russi. Questi firmarono accordi commerciali coi mercanti bizantini del Mar Nero, le cui navi risalivano i grandi fiumi della Russia sino all'antica capitale Kiev, sul fiume Dnepr. Nel 955 la principessa Olga di Kiev andò in visita ufficiale a Costantinopoli. Subito dopo il principe Vladimir si convertì al Cristianesimo, sposò la sorella dell'imperatore Basilio II e fece del Cristianesimo la religione ufficiale della Russia. Basilio II (976 – 1025) fu l'ultimo dei sovrani macedoni.

Egli spezzò con spietatezza la pressione dei Bulgari, che stavano per fondare un impero rivale. Subito dopo la sua morte si fecero avanti nuovi nemici: i Turchi Selgiuchidi, che, provenienti dall'est, scesero in Asia Minore e i Normanni, che, collocati in Sicilia, attaccarono l'Italia meridionale.

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