giovedì 21 novembre 2013

Le civiltà antiche


Il primo passo verso la civiltà venne compiuto diecimila anni or sono, quando i popoli del Medio Oriente impararono a coltivare le piante e ad addomesticare gli animali. Prima di allora, non si avevano stanziamenti stabili e l'uomo era essenzialmente un nomade che viveva di raccolta e di caccia.

Con la nascita dell'agricoltura e della pastorizia si poterono conservare le derrate alimentari. Ne seguì un sostanziale aumento della popolazione, che da circa cinque milioni nel diecimila a.C. passò a quattro volte tanto nel quattromila a.C.

L'amministrazione delle derrate alimentari rese possibile un surplus di cibo. Con esso si nutrirono alcuni membri di una comunità, che liberi dalla ricerca del proprio sostentamento, poterono utilizzare le proprie energie alla ricerca di tecnologie, come la costruzione di zappe ed aratri, che rendesse il terreno più fertile.

Dal 3500 a.C. si ebbero una serie di scoperte ed invenzioni che mutarono e rivoluzionarono la qualità di vita dell'uomo. La scoperta della ruota, la fabbricazione della ceramica, la costruzione di arnesi in metallo e la costruzione di navi permisero un maggiore controllo della natura ed un migliore sfruttamento dei terreni. Le derrate alimentari aumentarono di molto.

Con la nascita della prima industria e della prima tecnologia si rese necessaria una prima suddivisione del lavoro. Nascono i vasai, i fabbriferrai e i primi mercanti.

Il commercio trasformò i villaggi in città, che ebbero bisogno dei primi governanti e della scrittura per la registrazione degli affari.

Il significato del termine Storia


Il termine storia deriva, attraverso il latino historia, dal greco istorìa, che, in maniera precisa, indica ricerca, indagine e cognizione, dalla radice vid-, da cui deriva il verbo latino videre.

Con la parola storia, dunque, si indica l'indagine e la ricerca circa gli avvenimenti del passato. Un'indagine che vuole essere, almeno nelle intenzioni, veritativa e che mira alla connessione e al delineamento dei grandi processi storici.

L'indagine storica parte con una limitazione ben precisa: si può analizzare soltanto ciò che ci è conoscibile tramite dei documenti, scritti o di altro genere.

A cosa serve la storia? A questa domanda rispondiamo con un esempio: talvolta, un incidente può provocare una lesione celebrale, da ciò ne consegue una perdita di memoria. Tale perdita di memoria coincide con la perdita della propria identità: un uomo che non ricorda gli avvenimenti più importanti della propria esistenza, come il nome, la provenienza, ecc., è, di fatto, un essere privo di coscienza. Allo stesso modo, un popolo privo di memoria collettiva è come quell'individuo che soffre di amnesia: non sarebbe in grado di riconoscersi e di prendere delle decisioni. Quindi, come la memoria, alla stessa maniera la storia, è parte fondamentale, essenziale ed integrante di noi stessi e del nostro sapere.

martedì 16 aprile 2013

Libri dell'autore

Dove acquistare: http://www.filosofico.net/100talleri/cusimano.html
                          http://www.lulu.com/spotlight/andreacusimano
Il lettore di questo saggio “anomalo” si imbatterà, ad un certo punto, in un dialogo, strutturato proprio come negli scritti filosofici dell’antichità classica. Con la differenza, però, che i due dialoganti non saranno dei simposiasti, bensì, più modernamente e – forse – più prosasticamente, soltanto due amici che prendono amabilmente un caffè espresso insieme e, nel contempo, in un’atmosfera un po’ improbabile, discutono della necessità, per l’uomo d’oggi, di un recupero della metafisica.
Qui si profila il tema centrale di questo breve ma intenso testo. L’essere umano ha forse il bisogno di ridefinire le modalità con cui egli si palesa come “metafisico”, ma non quello di individuare gli strumenti per palesarsi tale. Ciò perché egli per se stesso è “metafisico”: se non fosse metafisico, non potrebbe configurarsi nemmeno come uomo o donna, ma sarebbe connotato da una condizione fisica, psichica e psicologica di ferinità. Nel momento in cui perviene alla consapevolezza di possedere una relativa affinità (se non identità) fisio-biologica col mondo animale e nel contempo una diversa forma psico-fisica rispetto allo stesso, a quel punto e non un attimo prima, egli si colloca in una dimensione che è oltre la natura, che è metafisica. La chiave di volta nella propria esistenza, quella che ci consacra esseri metafisici, è l’esperienza della morte altrui, che ci restituisce l’altro come individuo di cui saggiamo drammaticamente e tragicamente la mancanza, e che ci permette di autoidentificare noi stessi come individui. Va da sé che una tale prospettiva costituisce in sé un inno alla fratellanza universale.

Un manuale di agevole lettura e rivolto a tutti. Il testo, oltre a delineare la storia del pensiero occidentale, offre dei riquadri di approfondimento. Ciò al fine di favorire una memorizzazione rapida delle argomentazioni filosofiche. Molti glossari chiariranno il significato dei termini più importanti del linguaggio filosofico. Inoltre, alla fine dell'opera, si avranno degli schemi riassuntivi che esporranno in sintesi le concezioni e le teorie dei pensatori trattati

Un nuovo modo di fare poesia. L'autore rompe con le regole formali di questo genere letterario ed esprime con rabbia e con malinconia, le mille emozioni della vita. Un testo da leggere senza pregiudizi.

Uno studio approfondito della cultura maya con approfondimenti sul sacrificio, sui miti e sulla storia di questo affascinante e misterioso popolo.